Cenno critico su “Una collezione con le palle” di Antonio Salerno (2015)

Scrivono la combinazione tra diversi fattori estranei uno dall’altro che concorrono a creare un senso completo e a sollecitare poi visioni non riscontrabili nel soggetto reale e originale, è un percorso alla ricerca di un sapere ancora sconosciuto e superiore.
Relazione del Dott. Rosario Medaglia

Relazione critica sull’arte di Antonio Salerno (2014)

Nonostante la sua giovane età,Antonio, ha in se una genialità tipica dell’artista,è un qualcosa d’innato e non solo scaturito dagli studi intrapresi. Osservando ogni sua singola tela, i messaggi che vuol far trasparire sono chiari ed evidenti, all’occhio attento di chi osserva emozionandosi. Nelle sue prime opere si passa dal realismo dei ritratti, a tipiche espressioni di pop art ,per approdare poi al surrealismo. Ma rilegare o paragonare il suo estro ad un agglomerato di stili è un grave errore, direi alquanto riduttivo,Antonio va oltre tutto ciò spazia da uno stile all’altro, ne unisce alcuni elementi, superandoli e creando cosi un nuovo modello d’arte unico e innovativo- Dalla pop-art ne prende la brillantezza dei colori, la manipolazione dei simboli tipici della nostra società, una società consumistica, dove anche l’arte come bene deve essere consumata, messa alla portata della massa,resa duttile e di facile fruizione. Tutto ciò avviene però in una velata provocazione:chiaro è il senso di inquietudine, di sgomento e di lotta che l’artista vuole urlare a volte con tratti decisi altre volte pronunciati dalla presenza di simboli, e dai colori brillanti. Definirei i suoi quadri come dei concisi “urli silenziosi”, spaccati di vita reale,chiare provocazioni costruttive, una implicita ed espressiva istigazione a voler cambiare le cose: un altro mondo è possibile, attraverso l’arte si può comunicare una realtà diversa. Antonio spinge l’osservatore a un momento di riflessione, a porsi delle domande, ad un atto profondo di coscienza. In una società, come la nostra, apparentemente aperta, ma profondamente chiusa e avvolta in un vortice incredibilmente veloce, dove chi non produce,non sta al passo, viene in maniera sottile escluso, la mancanza di identità è forte, Antonio,con tratti precisi ferma in uno scenario onirico, immaginario, scenario tipico del surrealismo, dove tempo e spazio sono completamente assenti,spaccati di vita che fanno riflettere,traccia un segno indelebile della sua interiorità. Chiunque si accosta visivamente alle sue opere, ne coglie la forza, la fierezza,l’orgoglio di un giovanissimo artista che può apparire egocentrico ad uno sguardo distratto ma profondamente intriso di sensibilità che lo spinge a dare il suo notevole contributo, a denunciare, contrastare una realtà incerta, rivestendo l’arte di una profonda veste di comunicabilità. L’arte come linguaggio universale, straordinario collante di popoli, può e deve operare per un mondo migliore. Questo per me è lo scenario in cui colloco Antonio Salerno,da qui la sua originalità,nel portare avanti una vivace comunicazione.
Recensione Do.ssa Stefania Bruno

“Cent’anni di solitudine” di Antonio Salerno

Uno stato d’animo che sa vestirsi di abiti nuovi, viaggiare su auto da corsa o di epoca o di lusso e a volte circondato da risa da applausi, da rumori assordanti fino al silenzio delle acque nere e fredde delle più profonde cavità oceaniche: la solitudine , e il dipinto di Antonio Salerno ispirato al testo cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Con i suoi colori e le figure trasmette eloquentemente quel gelo e quella staticità di figure ambiente e macchine fino a farne pregiata opera d’arte.

Recensione del Dott. Rosario Medaglia

Premio Epifania 2012 (Milano)

A Milano, nel concorso internazionale, Epifania 2012, il Salerno si classifica al 5° posto, con l’opera “Pensieri Lontani”. Su quest’ultima l’artista rappresenta la scena in cui emerge come protagonista dell’opera una ragazza di colore durante un viaggio in pullman. Il Salerno assiste alla scena e ne viene particolarmente segnato. Nella parte sinistra del dipinto vi è una ragazza seduta da sola,non c’è nessuna che le vuol far compagnia. Lei avvolta nel suo velo verde speranza,proprio la speranza di poter un giorno vivere felicemente,osserva pensierosa al di là del finestrino. Non distoglie neanche per un pò lo sguardo; nel frattempo gli altri non perdono occasione per giudicarla. Dunque,l’artista,il quale la osserva attentamente cerca di immaginare a cosa ella stesse pensando. La fervida immaginazione dell’artista giunge fino in Africa. Elemento curioso è raffigurato da un’antica maschera di legno africana,in basso a destra. Elemento molto significativo,alcune tradizioni antiche africane predicavano l’utilizzo di queste maschere:in tal modo veniva annullato l’aspetto fisico delle persone e si poteva vedere l’animo di esse.Quest’opera è,secondo l’artista,un modo di far giustizia,di invitare tutti a considerarci uguali,senza alcuna distinzione di razza,colore e religione. Quest’opera viene esposta con successo ad ottobre 2012 a Roma per l’evento “900 sconosciuto di A.p.a.i.”

Il primo successo con la “Dama Bianca” (2011)

La “Dama Bianca” nasce dal genio di Antonio Salerno. In questa opera vengono messe in particolare evidenza le condizioni di un operaio. L’opera risulta essere il risultato di un senso di ribellione interiore con lo scopo di indurre l’intera umanità a riflettervi. Si tratta di un dipinto olio su tela 70 x 100 cm. Il quadro è dominato da un’intensa fusione di due stili in particolare: il realismo,evidenti infatti sono i richiami al busto dell’uomo,con una stupefacente microprecisione che si esplica con il disegno delle costole,delle mani rugose e stanche di lavorare,dall’unghia accidentalmente colpita durante l’attività,infine i capelli ricoperti di polvere,la quale diviene simbolo del peso del lavoro che lo intacca fino a tal punto; d’altra parte vi è uno stile del tutto innovativo,tipico del Salerno. Ciò consiste nell’utilizzo di simboli: l’ombra che regge le lancette dell’orologio tanto da volere simboleggiare quasi il desiderio di frenare l’ora inevitabile della morte di quest’uomo; l’ingranaggio,leggermente inclinato,per indicare che c’è qualcosa che non va,che sfugge alla giornaliera attività lavorativa; la “chiave a farfalla” sulla schiena dell’operaio richiama l’immagine di un giocattolo che riesce a muoversi solo se “qualcuno” la aziona e così vale anche per l’operaio. Quest’ultimo viene “azionato” dalla disperazione di questo mondo quasi senza speranze; l’elemento della speranza è strettamente collegato a quel poco di verde che si può scorgere dietro il corpo del protagonista. Il casco giallo e il segnale di “lavori in corso” sono elementi che rafforzano il tema centrale; così come l’originale tecnica utilizzata:pone al centro della tela alcuni ritagli di giornali in modo casuale riguardanti tale tematica. Non a caso il Salerno nell’orologio dipinge due numeri in particolare: due e sei;questi numeri richiamano la legge che tutela i diritti dei lavoratori. Questo senso di ingiustizia esplode in un rosso cielo,simbolo della ribellione interiore che l’artista vuole esprimere in merito. Il Salerno,dunque,dipinge sullo sfondo in modo stilizzato accentuando i toni molto vivaci con ampie chiazze piatte di colore puro. Infine,la scelta del titolo si spiega chiaramente nella realizzazione della “Dama” con una pedina “Bianca”. “La vita -commenta l’artista – è un pò come una partita a dama,in cui si può solo andare avanti;ebbene sì,verso la morte”. La morte quindi viene interpretata dalla pedina “Bianca”,colore scelto non a caso: essa è bianca,poichè rimanda alle cosiddette morti bianche; da qui,il titolo “Dama Bianca”.
Recensione di Virginia Caprino